Diario di un cambiamento mai avvenuto

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25 aprile 2013 di ilpolirico

Nel Novembre 2011 Berlusconi diede finalmente le dimissioni da Presidente del Consiglio. Scene di memoria Craxiana accompagnavano il caimano ad uscire definitivamente dalla politica Italiana.

Invece no, lui resuscitò letteralmente un anno dopo. Esatto, dopo quell’anno e poco più di governo tecnico, col quale invece che politicamente, finimmo tecnicamente nel baratro. Sfiducia del Pdl e si tornò al voto. Ed ecco che riciccia Silvietto. Campagna elettorale di cui ho già espresso la mia modestissima opinione. Un terzo dell’Italia votante scelse di dare fiducia a Bersani e alla sua coalizione, 140.000 voti dietro Silvio&Co. Il primo partito in Italia però è il M5S.  Passano svariati giorni in cui Bersani cerca invano di dare vita ad un esecutivo, sbava dietro Grillo come una teenager impazzita negli anni 90 sbavava dietro a Ricky Martin. Ma la cosa che non va assolutamente trascurata è quanto Bersani gridasse: “NO AL GOVERNISSIMO” 

Cavallo di battaglia del post-elezioni. Nonostante la quasi parità col Pdl il leader da subito fu deciso a non prendere minimamente in considerazione un accordo col caimano. Come previsto i 5 Stelle sbeffeggiano e sfanculano in streaming il povero Bersani affermando con voce sicura e determinata che lui, non avrà mai la fiducia di nessun grillino. Anche in virtù del fatto che il PD decide di rifiutare l’appello di Grillo di rinunciare ai rimborsi elettorali. Nulla di fatto insomma, niente governo. Ma nonostante l’attesa e lo sfinimento dei cittadini Italiani, quanto meno il PD sembra all’apparenza un partito finalmente unito, NO AL GOVERNISSIMO!

Fino a quando non si arriva all’elezione del nuovo Capo dello Stato. Rodotà, dopo il no della Gabanelli e di Gino Strada, è il candidato a 5 Stelle. Grillo apre a Bersani, parlando di praterie al governo, nel caso il PD voti il giurista. Sembra tutto fatto, è perfetto, Rodotà, ex PCI, uomo di levatura morale ed istituzionale, il dado è tratto, il tanto sperato accordo si troverà.

E invece alla vigilia del 18 aprile ecco che B&B si incontrano soli nella notte. Perchè lo stanno facendo? Bersani ha il governo in tasca, è lì nelle sue mani, basta votare Rodotà. Invece cosa esce fuori da questa agghiacciante consultazione? Franco Marini. Un uomo a cui è stato affidato il compito da Napolitano, dopo la caduta nel 2008 del governo Prodi II, di verificare, entro un breve spazio temporale, la possibilità di consenso da parte della maggioranza e dell’opposizione su una riforma della legge elettorale porcellum e su un governo che assumesse le decisioni più urgenti. Dopo quattro giorni di consultazioni con i gruppi parlamentari ripassa la patata bollente in mano a Napolitano «con molto rammarico per l’impossibilità di raggiungere l’obiettivo» «di trovare una maggioranza per modificare in pochi mesi la legge elettorale». Lui sì, che dopo aver mostrato una tale maestria nel dirigere momenti istituzionalmente complessi e delicati, era il giusto candidato alla Presidenza della Repubblica.

E da qui comincia lo sfacelo e il disastro del PD. Dopo la scissione su Marini anche quella inaspettata sul candidato unanime Prodi. 101 franchi tiratori costringono Bersani alle dimissioni. Nonostante il marasma e un elettorato ogni giorno più infuriato ed esausto, Rodotà non viene minimamente chiamato in causa dal PD. Nella notte si dà vita all’idea politicamente più inconcepibile e sciocca degli ultimi anni. Il Napolitano Bis.

Napolitano nel discorso d’insediamento cazzia e rimprovera i partiti di inefficienza e folle irresponsabilità nei confronti di un paese allo sbando. Loro non so per quale motivo applaudono… Mah!

E rieccoci qua! Invece di andare avanti continuiamo inesorabilmente a cadere all’indietro. Mentre in Francia approvano i matrimoni gay in Italia diamo ancora spago ed importanza a personaggi di opinabile intelletto che manifestano dinanzi all’ambasciata Francese.

Frenati delle tattiche di palazzo e le strategie di potere l’Italia continua nel suo ininterrotto regresso sociale e culturale, economico e lavorativo. Dal Novembre 2011 non è cambiato nulla. Abbiamo nuovamente un Premier non eletto, Enrico Letta. La stessa compagine parlamentare in appoggio all’esecutivo e le voci che solo tentano di gridare al cambiamento come quella del 5 Stelle e di SEL sono accantonate in un angolo, non si sa mai disturbino troppo o ancora peggio cambino qualcosa. Deve rimanere tutto perfettamente uguale; persone, leggi, privilegi, obiettivi e priorità. Guai a chi prova anche solo a sfiorare qualcosa. Al massimo si può creare confusione, finti battibecchi, litigi e disordine solo per dare l’idea di trasformazione e cambiamento. Ma poi tornare sempre e comunque al punto di partenza.

CAMBIARE TUTTO, PERCHE’ NULLA CAMBI !

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