I primi di una nuova era

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2 giugno 2013 di ilpolirico

Viviamo nell’era della globalizzazione, l’era in cui con un click possiamo accedere a qualsiasi tipo di informazione, l’era in cui stringiamo il mondo nel palmo di una mano. L’era degli smarthphone. L’era di internet, dei social network e della comunicazione senza limiti. L’informazione giunge a noi senza filtro e senza controllo.

Mi chiedo quindi se questo è un vantaggio, oppure no.

Mi chiedo se sia normale ricevere così tanti input in così poco tempo e da un numero così elevato di fonti.

Mi chiedo se tutto ciò sia fuorviante o no per le nostre manipolabili e deboli menti.

Mi chiedo se questa immensa mole di dati e notizie che riceviamo ci renda più o meno informati, più o meno sapienti.

Me lo chiedo perchè ho paura.

Ho paura perchè forse, per chi ha il compito di fornirci informazioni, siamo solo audience, siamo solo numeri e dati su cui analizzare il loro lavoro.

Ho paura perchè l’informazione non cambia solo quando si parla di opinioni, il che è più che lecito, ma cambia anche quando va analizzato un dato preciso e numerico.

“Perchè sento parlare da anni della Tav e non riesco a capire quale sia il suo reale scopo, qual’è il suo reale costo?” 

Non ci può essere differenza di informazione sulla cifra di una grande opera, ogni giornale, ogni fonte dovrebbe fornire i dati reali per poterci dare la possibilità di valutare e di avere una nostra opinione.

“E poi, questi benedetti inceneritori, sono nocivi oppure no?”

Sento discutere fazioni politiche contrapposte su un argomento di cui, forse, dovrebbe parlare uno scienziato.

“Ci sarà una verità oggettiva su determinati argomenti, o tutto è diventato opinabile? Allora a chi dobbiamo credere? Come si fa a sviluppare un proprio punto di vista?”

Non si riesce a trovare la verità nei dati più oggettivi e poi sento istituzioni come la chiesa riempirsi la bocca su temi che non la riguardano. Temi su cui stabilire una verità assoluta è impossibile.

“Cosa ne sa la chiesa di matrimonio, sesso e aborto?”

Loro che non possono amare e unirsi. Nessuno può stabilire se l’aborto è giusto o sbagliato, nessuno! Tanto meno la chiesa.

“Come si fa a vivere in un’era in cui anche le parole hanno perso il loro reale significato, vengono stravolte e capovolte nell’indifferenza di tutti?”

La Russa viene definito un moderato, quando è palese come la merda puzza che è uno scalmanato arrogante e presuntuoso!

“Perchè in Italia viene depenalizzato il falso in bilancio per far posto alla contabilità creativa?”

Un bilancio non può essere creativo. Un bilancio deve rispettare regole e numeri. Deve quadrare. Dalì può essere creativo, non un bilancio.

“Come siamo arrivati ai rimborsi elettorali?”

I partiti ricevono i soldi prima di spenderli. Ma “rimborso” ha un significato chiaro e inequivocabile. Tu spendi, mi fai vedere come e per cosa hai speso i soldi e io ti rimborso.

Se anche le parole con significati ben precisi vengono stravolte, capovolte, mi chiedo giustamente quale sia il reale significato della parola verità. Se neanche nella parole possiamo più trovare la verità non può esistere da nessuna parte, neanche nei numeri. Non esiste più il confine tra oggettivo e soggettivo. Se tutto è diventato così, a discrezione, io potrei dire che la cocaina non è una droga, ma un ottimo rimedio per liberare le vie respiratorie.

“Chi può dirmi che sto dicendo una cazzata? Chi me lo dice, Scajola?”

Il quale afferma che gli è stata comprata una casa a sua insaputa. E allora tutto perde di logicità, di coerenza.

Sono tantissime le domande che mi girano per la testa, migliaia di quesiti a cui però, non saprei minimamente dare una risposta. E se solo provassi a darmene una, questa mi confonderebbe ancora di più!

L’unica cosa che so è che siamo i primi di una nuova era. Un’era dove le leggi che vigono non si stanno evolvendo ed adeguando allo stesso passo della società, degli usi e dei costumi. Non sappiamo come muoverci e a chi credere in questo mondo globalizzato. Siamo nel terzo millennio, possediamo tecnologie spaventosamente avanzate e quando dobbiamo fare una dichiarazione dei redditi non sappiamo dove sbattere la testa, entriamo nel panico quando ci si scarica il cellulare e senza un fottuto navigatore non troviamo più una strada.

Allora ci sentiamo persi senza le nostre tecnologie e invece, quando le abbiamo, ci perdiamo in cazzate colossali.

Ormai, con o senza tecnologie, siamo innocui… come pesci four d’acqua!

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6 thoughts on “I primi di una nuova era

  1. ulricorubino ha detto:

    Il problema dell’informazione, in questi tempi di “globalizzazione”, è estremamente complesso. Come tu dici su qualsiasi informazione ci sono sempre svariate versioni, molto spesso discordanti se non opposte.Io penso sia praticamente impossibile navigare e destreggiarsi nel mare magnum di input impazziti che ci assalgono. Nel nostro piccolo possiamo cercare di osservare il fenomeno che a noi interessa con una prospettiva di critica continua, cercando di evitare per quanto ci riesce la banalizzazione. Questo non vuol dire arrivare ad una conoscenza del vero. Nel migliore dei casi riusciremo ad avvicinare una parvenza di fatto solo dopo continui e profondi sforzi intellettuali. E questo, secondo me, è ad appannaggio di un numero ristretto di persone, non la massa genericamente definita. Alla massa resta il luogo comune come la più grande delle verità. La quantità di informazioni porta, giocoforza, ad una riduzione della qualità della stessa. Le possibilità umane, per quanto amplificate dalle tecnologie, sono limitate.
    Se hai tempo e voglia leggiti questa piccola cosina, parla di quest’argomento:

    http://mirivoltodunquesono.wordpress.com/2013/03/09/il-luogo-comune-che-sostituisce-la-critica-meglio-ammutolirsi/

    Ciao!

    • ilpolirico ha detto:

      é quello che cerco sempre di fare, osservare il fenomeno in modo critico intendo. Il problema è che mi riesce difficile capire se sto cascando o meno nella banalizzazione o comunque se il mio punto di vista sia totalmente mio oppure sia solo frutto delle cose che sento ogni giorno. Comunque molto interessante l’articolo! Great!

  2. lucianoassirelli ha detto:

    Condivido molte delle tue inquietudini, se non tutte, riguardo la manipolazione dell’informazione; ma temo che sia qualcosa che non nasce nell’era di internet. Mi sembra che “non dire falsa testimonianza” testimonii (sic) di quanto il problema sia antico. Ora come ai tempi di Mosè l’umanità si divide in mettìinculi e pijànculi, i chi cerca la verità, come te, e chi la cerca solo per poterla nascondere o manipolare a proprio vantaggio.
    L’uso di internet e dei motori di ricerca, certo, può provocare in noi una evidente riduzione della capacità di esercitare concentrazione, di procedere ad una lettura paziente, di meditare su quello che leggiamo. Per quanto mi riguarda, per esempio, ho così sofferto per la fatica di ricercare fonti autorevoli sulle materie che mi interessavano, quando ero studente, che oggi mi sento come un topolino nel magazzino del parmigiano, e continuo a mordicchiare qua e là senza più riuscire a fermarmi a riflettere, perché c’è sempre qualcos’altro di interessante da leggere un click più in là.

    • Chiara ha detto:

      Perfetto, congeniale l’esempio del topolino. La struttura stessa di internet non asseconda la concentrazione duratura, ipertesti e link che rimandano ad altro; anche io faccio fatica a rimanere concentrata più di un tot di tempo sulla stessa cosa. E’ come se interessasse di più il concetto del tema, della storia. Piccole pillole di informazioni, svelte ed istantanee. E’ un bel casino uscirne…E di sicuro tutti questi input, brevi e costanti, non aiutano il cervello alla riflessione e, quindi, a “partorire” idee ex novo, a sviluppare processi cognitivi complessi. E’ l’era dell’interruzione!

    • ilpolirico ha detto:

      Il solo fatto di aver dato vita a una, se pur piccolissima, discussione o scambio di opinioni che sia, mi rende quantomeno fiero. Vuol dire che quello che ho scritto può essere condiviso o no, ma è comunque uno spunto di riflessione… e secondo me non è una cosa da poco.

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