BRIC – Paesi emergenti o punti di vista?

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25 giugno 2013 di ilpolirico

Da qualche anno ad oggi avrete sicuramente sentito nominare più di una volta il famigerato acronimo BRIC. Queste quattro lettere racchiudono circa il 15% dell’economia mondiale e quasi la metà della popolazione terrestre, circa 3 miliardi di persone. Naturalmente sto parlando di Brasile, Russia, India e Cina. I nuovi paese emergenti, le 4 potenze mondiali e quindi, a detta di molti, i paesi che domineranno la nostra economia nei prossimi 50 anni.

Il termine BRIC apparse per la prima volta nel 2001 in una relazione della Goldman Sachs, in cui emergeva molto chiaramente che nel 2050 il PIL dei paesi BRIC avrebbe raggiunto il PIL dei G6, Stati Uniti, Giappone, Regno Unito, Francia, Germania e Italia. Insomma, in parole più chiare, il rapporta constatava che: “Questi 4 paesi nei prossimi anni ci faranno un culo così”

Previsione un tantino ottimistica.

Infatti il PIL dei BRIC è ancora sotto a quello dei G6, che nel frattempo sono diventati G7 con l’aggiunta di sorella Canada, ma il raggiungimento e il successivo superamento arriveranno molto prima

Dati alla mano, il PIL nominale dei BRIC conta circa 21.000 miliardi di dollari, mentre quello dei G7 poco più di 30.000. Calcolando il tasso di crescita del PIL delle due compagini, si evince facilmente che, se il tasso di crescita dovesse rimanere invariato, nel giro di 6/7 anni il PIL di Brasile, Russia, India e Cina raggiungerebbe e poi supererebbe il PIL delle 7 attuali “potenze mondiali”

Schermata 2013-06-24 a 23.04.01

Quindi la situazione è più o meno la seguente:

Un americano, un giapponese, un inglese, un tedesco, un francese, un italiano e infine, aggiuntosi all’ultimo, un canadese, si trovano su un pulmino volkswagen mezzo scassato che viaggia a non più di 70km/h. Nello stesso tempo un brasiliano, un russo, un indiano e un cinese, a bordo di una maserati biturbo con 12.000 cilindri, 64 valvole e un motore con tori al posto di cavalli, viaggiano spediti a 200km/h. Ambe due le vetture devono raggiungere assolutamente il Fondo Monetario Internazionale per poter detenere il primato mondiale sull’economia. Nel pulmino volkswagen si sta molto comodi, non c’è che dire. Si vive abbastanza bene. L’americano col suo portatile acquistato a rate specula in borsa e sorseggia cocacola a più non posso, il giapponese è preso dal videogame del momento, lo spagnolo e il francese si rollano una canna ogni mezz’ora e negli intervalli si fanno un sonnellino. L’italiano e il tedesco parlano solo di calcio e sesso a pagamento, mentre l’inglese fa fermare costantemente il canadese alla guida per la pausa tè. Nella maserati invece si sta stretti, non c’è che dire, situazione invivibile. Però il cinese guida 6 giorni su 7 con due sole pause sakè al mese senza dover scendere dall’auto, il brasiliano e il russo hanno corrotto tutti i casellanti del tragitto per lasciare la strada sgombera al loro passaggio e l’indiano ha addirittura rinunciato al turbante per guadagnare velocità. Naturalmente il pulmino è partito con un vantaggio spropositato, visto il mezzo a disposizione, ma nonostante ciò, dopo circa 6 anni e mezzo, i grandi 7, girandosi verso la corsia di sorpasso, vedono i 4 a bordo della maserati biturbo sfrecciargli davanti, in un lampo. I 4 neanche perdono tempo per deriderli col più classico dei diti medi alzati. E se ne vanno così, ad altissima velocità, oramai irraggiungibili.

Ora il BRIC è diventato BRICS, con l’aggiunta di sorella Sud Africa. C’è anche chi ha inserito la Turchia in questo esclusivissimo privè, così l’acronimo è diventato BRICST. Ora qualunque stato che cominci con una consonante non potrà aggiungersi, in quanto l’acronimo diventerebbe impronunciabile e i paese emergenti sarebbero immediatamente declassati a “miserabili pezzenti”

Ma torniamo a parlare seriamente.

C’è una cosa che non può essere trascurata. Tutti i dati che elevano questi paesi a nuove potenze mondiali, paesi emergenti e così via, sono dati puramente economici. Non c’è un indicatore che si collochi al di fuori dell’ambito economico. Il PIL, potere di acquisto, inflazione, ecc…

Per carità, tutti numeri contro cui nessuno può controbattere.

Però, a onor del vero, un paese è abitato da persone e non da numeri. I 4 paesi che negli anni a venire domineranno anche le nostre economie, e determineranno di conseguenza l’andamento di molti altri stati, sono paesi che, sotto altri punti di vista, non credo possano vantare nessun tipo di primato mondiale.

Quali punti di vista?

Ad esempio se parliamo di diritti, democrazia e libertà, questi paesi non sono poi così emergenti. Utilizzando altri parametri di giudizio e tralasciando per un momento quelli economici, vediamo se realmente Brasile, Russia, India e Cina sono i paesi emergenti del terzo millennio.

La Freedom House, organizzazione non governativa internazionale, con sede a Washington D.C., conduce attività di ricerca e sensibilizzazione su democrazia, libertà politiche e diritti umani. Freedom House pubblica un rapporto annuale che valuta il grado di libertà democratiche percepite in ciascun paese, un indicatore utilizzato da diverse ricerche di scienza politica.

Nel rapporto sulla libertà di stampa redatto quest’anno, nessuno dei paesi BRIC è considerato un paese libero. Brasile e India risultano semi-libere, Russia e Cina non libere.

Vogliamo parlare di diritti umani?

La situazione dei diritti umani in Cina continua a ricevere numerose critiche dalla maggior parte delle associazioni internazionali, le quali riportano numerose testimonianze di abusi ben documentati in violazione delle norme internazionali. La gran parte del lavoratori cinesi lavora il doppio di un europeo e guadagna meno della metà. Facile parlare di competitività quando forza lavoro e mano d’opera si tramutano in sfruttamento. Nelle carceri laogai (“riforma attraverso il lavoro”), secondo molte fonti, vigerebbero condizioni di vita disumane al limite dello schiavismo e sarebbero applicati sistematicamente tortura e tecniche di lavaggio del cervello. La Cina è il paese al mondo in cui si eseguono più condanne a morte. Riguardo alle condanne eseguite nel 2007, Amnesty International ha raccolto notizie su 470 esecuzioni, ma ne stima un totale di almeno 6000 nell’arco dell’anno.

In Brasile l’incredibile boom economico ha portato a un aumento della povertà e della corruzione sopra ogni limite. La forbice tra i ricchi e i poveri si allarga sempre di più e il ceto medio continua lentamente a dissolversi. E allora credo sia giusto che il popolo brasiliano protesti contro i rincari dovuti alla Confederation Cup e che le piazze siano piene, più di quanto lo siano gli stadi.

L’India, nonostante sia la democrazia più popolosa del mondo, continua a vivere gravi problemi di diritti civili. Le iniziative del Governo, soprattutto le riforme che riguardano la polizia e l’accesso a servizi sanitari e all’istruzione, non vengono attuate e finiscono per essere dimenticate. la Repubblica nel dicembre 2012 pubblicava: India, dove nascere femmina è una sentenza di morte.

La Russia, come il Brasile, durante il boom economico ha visto crescere a dismisura criminalità  e povertà. I mafiosi sono travestiti da manager, petrolieri e uomini d’affari che riciclano denaro in tutto il mondo. Nell’ultimo rapporto di Amnesty International il quale analizza la situazione dei diritti umani in 159 Paesi, evidenzia come, quest’anno, in Russia, siano state approvate leggi che limitano la libertà d’espressione, associazione e riunione.

E ora chi sono i paesi emergenti?

Insomma, devo abituarmi all’idea che questi 4 paesi esporteranno il loro modello di economia nel mondo, farmene una ragione, punto e basta?

Basta cambiare i parametri di giudizio, il punto di vista e tutto si capovolge in un soffio se i paesi economicamente più forti sono, nello stesso momento, i più deboli in termini di diritti. E allora tutto sta nel capire se esiste un punto di convergenza, di incontro, dove si possa avere un economia forte e libera senza dover necessariamente calpestare i diritti e la dignità di nessuno. Sembra chiaro invece in quale direzione stiano virando le scelte. In Europa abbiamo avuto l’esempio della Grecia e dell’ Italia, che grazie alla ricetta Monti, dove economia e austerità hanno prevalso a scapito di stato sociale e diritti, non se la sta passando poi tanto bene. Tanto che, se fosse rimasto Mr.B a pensare ai fatti suoi, tra processi e bordelli, avrebbe fatto meno danni… FORSE!

Non penso che l’economia possa prevalere in maniera così sovrastante sullo stato sociale. Il rapporto deficit-Pil non può essere più importante del tasso impoverimento di un paese e l’inflazione non può avere la priorità rispetto al tasso di disoccupazione giovanile di una nazione. Di questo passo smetteremo di lavorare per vivere e vivremo per lavorare. Un economia senza freni e regole non vuol dire libero mercato. Anzi, perché un economia si possa dire libera e adatta alla globalizzazione, necessiterebbe di regole e paletti ben precisi che ne disciplinino l’attività, senza correre il rischio che nessuno ne rimanga colpito o tagliato fuori.

Come essere più intelligenti che popolano questo pianeta, dovremmo essere dotati di una memoria un tantino più a lungo termine. Oppure siamo solo ciechi, sordi e muti. Dal 2000 ad oggi abbiamo visto crollare interi paesi a causa di un economia astratta tenuta in piedi da soldi che non c’erano, speculazioni e transazioni finanziari di stampo usuristico. Sistemi economici fittizi simili a vacillanti castelli di carta, crollati non appena si è sforato qualche stupito indicatore economico che ha tenuto in piedi un struttura marcia per troppo tempo, la quale ha dimotrato che per “funzionare”, deve necessariamente nuocere molti, cosicché, pochi, possano stare sempre meglio. L’Argentina, l’Islanda, la bolla speculativa Americana e poi la Grecia. Enormi sistemi collassati su loro stessi, proprio come i castelli di carta alla prima oscillazione della base.

Molte volte penso di immaginare una società fin troppo utopistica, da ingenuo sognatore. L’unica cosa che mi consola è che sono riuscito a trovare la mia utopia nelle parole di uno scrittore, il quale ha immaginato una società che naviga in una direzione esattamente opposta a quella in cui noi oggi ci stiamo dirigendo. Credo che di tanto in tanto faccia bene sognare, anche ad occhi aperti, perchè no? Non sono riuscito a farlo molte volte, ma quando ho letto questo libro, non è stato poi così difficile.

Silvano Agosti – Lettere dalla Kirghisia

Lettere_Kirghisia

Nel paese di Kirghisia non c’è bisogno di scrivere la costituzione perché tutti la sanno a memoria. E’ composta di una sola frase: “Al centro di ogni iniziativa, l’attenzione dello Stato e dei cittadini va innanzitutto all’essere umano”.
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