Metamorfosi

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3 dicembre 2013 di ilpolirico

Mi trovavo a casa di Ingroia e giulivi eiaculavamo sulla foto di Ghedini completamente ubriachi con indosso i boxer edizione limitata di Di Pietro che trebbia il grano calati fin giù le caviglie. Come ogni giorno speciale che necessita delle dovute celebrazioni, avevamo preparato un discreto banchetto di salatini, birra Peroni e cristalli di metanfetamine. Aspettando con ansia l’arrivo di Ilda Bocassini per festeggiare tutti insieme la decadenza di Berlusconi. Dopo esserci riappropriati di quel tono tipico da intellettuali di sinistra col maglione di lana, io e il magistrato ci siamo messi di fronte al suo Olivetti M24 per dare un’occhiata al clima che si respirava in rete in attesa della dipartita politica del Cavaliere. Così decidemmo di fare un salto su ilfattoquotidiano.it, per gongolarci un po’ con uno di quei titoli tipicamente pacati di Peter Gomez:

Il bastardo delinquente stupra bambine tetraplegiche decadrà.
 Rivivi col nostro speciale i momenti salienti del processo che hanno portato B. a questo epilogo. Il Cav. nascondeva veramente i soldi evasi nel culo di Micaela Biancofiore?

Il forte titolo non è riuscito comunque a distogliere la nostra attenzione da un altro evento. La discussione pre-decadenza tra Antonio Padellaro e Gianfranco Fini in streaming su ilfattoquotidianotv. Occasione servita tra l’altro a Fini per presentare il suo libro, Il ventennio. Far pubblicare a Fini un libro intitolato il ventennio lascia aperta la possibilità a Barbara D’Urso di scriverne uno chiamato, Tv Spazzatura. Detto questo, vedere Fini parlare della decadenza di B. spalando merda sul suo operato, fa specie, soprattutto a me. Sono una persona che nell’arco della sua vita ha compiuto come cambiamento più radicale quello di fare il soffritto con la cipolla anziché con l’aglio. E ancora oggi, quando schiaffo cipolla rossa di Tropea in padella come piovesse, ho più di una remora. Cazzo, vedere Fini lì, in brodo di giuggiole per la decadenza di colui che l’ha tenuto politicamente in vita mentre metaforicamente eiaculava sullo scatolone dei ricordi del Pdl, mi infastidiva non poco. Sarebbe come se Bush prendesse parte ad una manifestazione per la pace e impugnato il megafono urlasse: “Ehi ma che vi strippa il cervello? Questa guerra è ingiusta. Abbasso l’atomica!”

Scusate, ho fatto due volte la stessa triste battuta su un politico che si fa una sega eiaculando su qualcosa. Ma sto scrivendo questo pezzo senza pensare, anche perché sono impegnato a fare altro. Infatti sto masturbandomi, non metaforicamente

Questo concetto di metamorfosi politiche non vuole limitarsi a Fini, sia chiaro. Sarebbe scorretto nei suoi confronti visto che di trasformisti, in politica, né conosciamo più di uno. Però Fini non è che l’esempio più lampante. Prendiamo ad esempio Razzi, Scilipoti e De Gregorio. Tre individui passati da IDV a Pdl, come se idealmente fosse possibile un salto del genere. Ma li giustifico. Intendiamoci. Parliamo di tre disperati che hanno le stesse capacità linguistiche di un bambino autistico munito di non più di dodici vocaboli che prova ad esprimersi mentre viene insultato da Sgarbi. Per loro l’unica maniera di conservare una poltrona era appunto quella di sedersi dalla parte giusta.

Non sono una di quelle persone a cui piace sindacare e sputare giudizi sulle persone basandomi sulle loro esperienze di vita, sul loro passato. Certo però che queste riflessioni figlie di trenta abbondanti minuti passati sulla tazza del cesso giocando a Ruzzle e a leggere il retro della shampoo, sfociano sempre in amletici dubbi che solo una successiva doccia potrà chiarire. Soprattutto se si tratta di argomenti ineluttabilmente privi di una verità assoluta, ma fortemente caratterizzati dalla soggettività. Quindi cominci a insaponarti e solo nel momento in cui agisci nelle parti basse, strofinando con minuzia la sacca scrotale come se dovesse uscirne un genio, ti avvali del beneficio del dubbio. Capisci che da un lato potrebbe risultare ingiusto giudicare un individuo in base al suo passato, ma dall’altro ti rendi conto che tutti  noi siamo arrivati ad essere quello che siamo, neo laureato in giurisprudenza, figlio di boss mafioso, idraulico di Macerata o persona che rivende denti d’oro strappati ai cadaveri, attraverso un percorso che usualmente chiamiamo vita. Naturalmente bisogna sempre fare le dovute distinzioni. Ad esempio se mi trovassi al ristorante e un mio amico ordinasse una boscaiola bianca, e poi pentito della scelta chiamasse in dietro il cameriere per ordinarne una rossa, non lo giudicherei. Sono tollerante. Non gli direi che è uno sporco volta gabbana privo di etica come farebbe Marco Travaglio. Però a volte riesce difficile comprendere chi rinnega in toto il suo passato, o chi senza apparente motivo da un giorno a l’altro si trova in disaccordo con idee e persone che per anni lo hanno accompagnato come una sorta di vademecum.

Tornando a Fini. Non riuscivo bene a capire cosa stesse dicendo durante il dibattito, causa le urla della Bocassini e di Ingroia che strafatti di meth fornicavano come due bonobo, di fronte alle noccioline. Avvicinandomi quindi allo schermo dell’Olivetti M24, mi accorgo che quello che stava crescendo dietro l’orecchio di Fini era proprio un dread. Stranito mi precipito a chiamare il suo fedele amico Bocchino, per chiedere chiarimenti a riguardo. In effetti mi dice che da quando Fini cominciò ad opporsi al Governo Berlusconi, fu preda di un’incontrollabile metamorfosi. Continuò dicendomi che da un paio di giorni, senza motivo alcuno, aveva il desiderio incontenibile di circoncidersi e di festeggiare finalmente il suo Bar mitzvah. In soldoni, quello che Bocchino cercava di dirmi, era che probabilmente nel giro di poco tempo Fini, negro, si sarebbe avvicinato salutandomi col pugno in Piazza Trilussa per vendermi braccialetti e calzini. Oppure me lo sarei ritrovato a suonare il bongo insieme ai fricchettoni di San Lorenzo.

ParentesiRomana. Non so se avete idea cosa sia diventata San Lorenzo. Non fate in tempo a mettere piede in piazza che sei o sette marocchini si avvicinano loschi per venderti del fumo scadente. Allestiscono veri e propri banchetti con tanto di asta al ribasso per vendere panetti di fumo conditi con pneumatici Bridgestone consumati. Sono più quelli che vendono il fumo rispetto a quelli che vogliono comprarlo. E’ l’unica zona in Italia in cui la crisi non è di domanda, ma di offerta. Un giorno ho visto due marocchini che se lo vendevano tra di loro, tanto per il gusto di fare qualcosa. Poi non ci sono più i sani fricchettoni di un tempo. Quelli che venivano col cane e lo lasciavano scorazzare libero per la piazza, perché innocuo. Ora quelli che portano il cane, prendendolo a calci anche se si ferma per bere alla fontanella, sono reietti della società che stentano a stare in piedi perché hanno appena pisciato sulla tua macchina e non hanno la capacità motoria di tirarsi su i pantaloni. Li senti arrivare grazie al rumore del tintinnio di metallo. Non causato dal collare del cane, ma dai venticinque piercing, di cui almeno dieci capezzolari, che si sono fatti nella cantina di una tatuatrice con l’AIDS. chiusaparantesi.

Naturalmente non troveremo mai Fini a vendere calzini in Piazza Trilussa o a fracassare i coglioni ai passanti con la sua comitiva di bonghi umani a San Lorenzo, per quanto l’immagine sia non poco allettante. Però sono quasi sicuro che quella del Bar mitzvah è vera. Anche perché Bocchino mi ha confessato che sarà proprio lui a regalargli il bisturi, nonché a circoncidergli il cazzo.

Tra Bocchino e la circoncisione non vi è nessuno stupido riferimento, né doppio senso. Bocchino è semplicemente stato l’uomo politicamente più vicino a Fini. Come Sandro Bondi (ex comunista) con Berlusconi e come lo merda di scimmia con Capezzone.

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6 thoughts on “Metamorfosi

  1. “Sarebbe come se Bush partecipasse prendesse parte ad una manifestazione per la pace e impugnato il megafono urlasse: “Ehi ma che vi strippa il cervello? Questa guerra è ingiusta. Abbasso l’atomica!” hua hua hua… 🙂

  2. delriomarco ha detto:

    Reblogged this on LYBRERIA and commented:
    Geniale. Ho vomitato ridendo.

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