alter-ego

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3 gennaio 2014 di ilpolirico

Quel che rimaneva di me si trovava sul divano di casa dopo una serata condita di tutti i cliché celebrativi necessari per trascorrere un banalissimo anno venturo. Stordito mi chiedevo perché molta gente si spendesse tanto per questo paese sapendo Rocco Buttiglione ancora in Parlamento. Personalmente lo pensavo sotto Ponte Garibaldi a dare lezioni di filosofia spicciola ad una comune di barboni morti per l’algido clima invernale con lo pseudonimo MonteCarlo. Vi assicuro che non pensavo che Buttiglione sedesse ancora tra gli scranni del Parlamento. Quando l’ho scoperto sono rimasto scioccato. Per me, il democristiano, era uno di quei personaggi ormai figli del passato che puzzano di vecchio. Calcisticamente parlando come Dario Hubner, per capirci. Con tutto rispetto per il bomber.

Comunque nonostante la parentesi filosofico-politica di Rocco il finale di serata non è stato così pessimo. Infatti ho avuto il piacere di conoscere il mio alter ego, che non è Rocco Buttiglione. Si chiama Epistole Giangello, il mio alter ego. Persona squisita. Nome straordinario. Ho intrattenuto con lui una piacevolissima e illuminante conversazione sotto vari punti di vista. Sia chiaro, mi sono accorto che Epistole fosse frutto della mia immaginazione quando salutandomi si è dissolto coi favori di una scia di luce che l’ha fatto sparire nella tazza del cesso. Quando capii che si trattava del mio alter ego mi sentii un po’ come Edward Norton in Fight Club. Tralasciando il fatto che Tyler Durden non è un nome pazzesco come Epistole Giangello, diciamo che io, più che organizzare un attentato terroristico nei confronti di un gruppo di multinazionali fino a cambiare il panorama economico mondiale nel giro di una notte, ero in procinto di vomitare. Ma ora pensate che Gasparri scrive leggi e vedrete che le due cose non risulteranno poi così lontane.

Ma partiamo dal principio.

Non ricordo bene quando ho cominciato ad interagire con Epistole. Quando entrò nella stanza e come. Ma ricordo bene la prima cosa che mi disse:

– Sei più triste ed insulso di quelle persone che se trovano dei soldi a terra li portano alla polizia.

– Perché mi dici questo? – Risposi stupito della domanda.

– Non lo so perché. Forse perché lo stai pensando tu. O forse perché è la prima cosa che hai voluto farmi dire scrivendo questo dialogo.

– Ma tu chi sei?

– l’importante non è chi sono io, ma chi siamo noi in questa policendrica bliterazione dell’io trascendentale che s’interseca con l’archeotipo prototipo cosmico.

Ero troppo ubriaco e stonato per trovare un senso nelle sue parole. Quindi mi limitai ad intuire che Epistole Giangello votava Vendola.

Ancora completamente assuefatto e disinibito dai fumi dell’alcool e un po’ su di giri per quel Supradyn  che una splendida fanciulla portoricana di nome Karima mi vendette nel bagno del locale dopo molteplici effusioni amorose, fu semplice farmi rapire dalla conversazione. Parlare con Epistole divenne sempre più interessante. Il suo modo di parlare era esaustivo, pungente e mai di troppo. Calibrava bene ogni pensiero e parola. Quando gli chiesi cosa pensasse del processo d’integrazione degli Stati membri dell’Ue nella sfera politica in netto ritardo rispetto al processo economico, Epistole, rispose: archibugio

Dopo l’analisi completa di Epistole sul panorama europeo attuale, inevitabilmente la disquisizione si spostò in ambito di politica interna. Chiesi ad Epistole quale fosse il suo punto di vista riguardo alla difficile situazione che sta vivendo il nostro paese, orfano di una classe politica che possa godere di una qualche credibilità.

Comunque non più di quanta né possa godere io che alle quattro di notte scrivo un dialogo con il mio alter ego.

– Non so bene come dirtelo, Gianluca. La situazione politica Italiana è di difficile analisi. Per essere il più chiaro possibile potrei dirti che se il mago Otelma, Bobo Vieri, il tuo meccanico e Flavio Vento si sfidassero in un torneo ad eliminazione diretta a Ruzzle, probabilmente né uscirebbe fuori un programma politico più lungimirante e fondato di quello di Renzi.

– Non ti seguo, Epistole. Spiegati meglio.

– Vedi, Gianluca. Se non ti cambiassi le mutande da vent’anni e quelle mutande fossero la politica Italiana, Renzi non si degnerebbe neanche di dargli una passata col sapone di Marsiglia. Quello che si limiterebbe a fare Renzi sarebbe fartele indossare nell’altro verso.

– Porta puttana Epistole, ora capisco il suo slogan “cambiare verso”. Beh, quindi non ci resta che sperare nell’ascesa al potere del M5S?

Le battaglie dei grillini sono in larga parte condivisibili e il loro impegno e determinazione fuori da ogni dubbio. Il problema è che se inscenassimo un dibattito politico moderato da Sgarbi tra un gruppo di macachi con l’alzheimer e il tuo meccanico, probabilmente né uscirebbero più contenuti rispetto ad uno streaming dei grillini.

– Mi sono perso a macachi con l’alzheimer. Fammi capire bene.

– Come dirtelo, Gianluca. Se non ti cambiassi le mutande da vent’anni e quelle mutande fossero la politica Italiana, Grillo non si degnerebbe neanche di dargli una passata col sapone di Marsiglia. Quello che si limiterebbe a fare Grillo sarebbe farti girare senza.

– Porca puttana, ora capisco lo slogan “oltre”. Però non dirmi che siamo destinati all’ennesimo governo composto da un centro destra privo di sani ideali liberali capitanato da un condannato che né detta la linea politica dalla sua villa di Arcore.

– Spero proprio di no, Gianluca. Come probabilmente sai se Ghedini urinasse a rotto di collo sulla schiena di Schifani mentre quest’ultimo scrivesse un lodo sulla cellulite di Giuliano Ferrara,  probabilmente né uscirebbe fuori qualcosa ben più decoroso di un discorso di Brunetta.

– Parli troppo politichese, non ti seguo.

– Come dirtelo, Gianluca. Se non ti cambiassi le mutande da vent’anni, e quelle mutande fossero la politica Italiana, Berlusconi non si degnerebbe neanche di dargli una passata col sapone di marsiglia. Quello che si limiterebbe a fare Berlusconi sarebbe prendere in prestito le tue mutande per pulircisi la coscienza e poi restituirtele. Il che le renderebbe più sporche della fedina penale di Dell’Utri.

– Porca puttana, Epistole. Non trovo il nesso con nessuno slogan ma ho capito alla perfezione. Però se posso permettermi ora toccherebbe alla Lega di Salvini. Non pensi che questo dialogo stia diventando petulante. Poi con lo slogan “ce l’ho duro” possiamo fidarci dell’intelligenza dei lettori, non trovi?

– Gianluca, penso che tu abbia perfettamente ragione.

Dopo che attraverso una dialettica da veri osservatori di politica internazionale affrontammo anche il fragile argomento sulla violazione dei diritti umani in Cina, su cui Epistole sentenziò con: archibugio, cominciammo ad aprirci in discorsi più intimi e personali. Confessai ad Epistole che nell’ultimo periodo avevo grosse difficoltà ad interagire con il genere femminile.

– Cosa ti angoscia dell’universo femminile, Gianluca?

– Sai, Epistole, non si tratta della difficoltà di intraprendere un discorso una volta conosciuta ragazza. Spesso però mi capita di incrociare lo sguardo di una donna più volte durante una serata, ma non so mai come avvicinarla. Quale può essere un approccio originale che non mi faccia risultare un gradasso pallone gonfiato, senza però che mi perda in qualche banalità?

– Non è una domanda facile, caro Gianluca.  Molti di questi aspetti relazionali tra uomo e donna sono fortemente caratterizzati dalla soggettività. Una donna potrebbe trovare il tuo approccio banalissimo, mentre un’altra potrebbe trovarlo dotato di uno spietato savuarfer. Quello che posso consigliarti io è di dire sempre una cosa che presupponga una risposta aperta, un opinione. Nessuna domanda chiusa insomma.

– Ad esempio?

– Molto volte mi capita di approcciare qualche graziosa fanciulla chiedendole se nel soffritto per cucinare la carbonara preferisce utilizzare l’aglio o la cipolla. Se risponde cipolla la denuncio per cirmini contro l’umanità culinaria. Se invece risponde aglio continuo l’approccio chiedendole quanto volta al giorno si fa il bidet.

– Perdona la mia diffidenza, ma funziona?

– Scherzi? Non hai idea di quante donne usino la cipolla per farsi il bidet.

Continuammo a parlare, quando a un certo punto cominciai ad avere più di un dubbio sul fatto che la conversazione avesse un non so che di surreale. Primo fra tutti i segnali fu quando Epistole mi servì una Guinness alla spina dal suo terzo capezzolo. Inoltre quando gli chiesi perché cazzo è meglio un uovo oggi anziché una gallina domani,  Epistole si limitò a rispondermi: archibugio

Naturalmente potevo accettare di bere una birra uscita fuori dal terzo capezzolo di un uomo uscito fuori dal televisore, ma non potevo certo credere che la distanza concettuale tra Europa politica ed Europa monetaria, i diritti umani in Cina e il detto della gallina, avessero come risposta la stessa parola.

– Quindi sei frutto della mia immaginazione, Epistole?

– Ebbene si, Gianluca. Ma se continui a scolarti Guinness nello stato in cui versi ho buone ragioni per pensare che, da mera proiezione del tuo inconscio quale sono, potrei definitivamente completare la mia trasmutazione in questa terra diventando umano. A quel punto ti ucciderei e prenderei il tuo posti in questa vita.

– Mi hai convinto. Anche perché questa Guinness dai mille colori uscita fuori dal tuo capezzolo non ha un così buon sapore. Pensi che queste mie allucinazioni siano dovute a quel Supradyn che mi ha venduto quella dolce fanciulla portaricana?

– Ti svelerò un segreto, Gianluca. Quello non era un Supradyn.

– Cosa vuoi dire? Sono stato drogato a mia insaputa? Se così fosse perché nessuna donna ha abusato di me? Ma soprattutto, perché nessuno mi ha comprato una casa al colosseo?

– Non sei stato drogato. Era un’aspirina, coglione. Ma col negroni può giocare brutti scherzi. Inoltre c’è una cosa che devi sapere sulla donna che ti ha venduto l’aspirina.

– Si lo so, probabilmente non era portoricana.

– Esatto, è Brasiliana. Ma questo è il meno, il fatto è che non si chiamava Karima, ma Karim.

A quel punto Epistole mi disse che era arrivata per lui l’ora di andare. Ci eravamo detti quello che dovevamo dirci e lui doveva correre da Euronics per la super offerta “Compra un televisore Sony 3D novecentosettantacinque pollici e in regalo avrai una scamorza affumicata”, tutto alla modica cifra di tremila euro.

– Ti rivedrò mai più, Epistole?

– Vedi Gianluca, io sono tutto ciò non sei e che vorresti essere. Sono tutto ciò che non hai fatto e che desidereresti fare.

– Mi vuoi dire che l’hai leccata a Valentina Lodovini e hai sputato in un occhio alla Santanché.

– Ogni tanto anch’io esagero con negroni e aspirine. Mi dispiace, Gianluca, credo di aver fatto esattamente l’opposto.

– Sei disgustoso, Epistole. Prima di andartene dimmi almeno se Dio esiste.

– Archibugio. 

– Cosa vuoi dire, Epistole?

– Certo che no, coglione!

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Rivolgi anche tu la tua domanda al mio alter ego, Epistole Giangello. Vi prometto che non vi risponderà archibugio. Toglietevi dubbi, raschiate curiosità. Opinioni, politica, attualità, pesca d’altura, sesso e società. Epistole vi risponderà con analisi esaustive, non prima di essersi bevuto una Guinness naturalmente. Lascia un commento con la tua domanda oppure inviala a lapolirica@gmail.com

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